Top Yacht Design – Kenshō

Consegnato a luglio, questo 75 metri di Admiral disegnato da Azure Yacht Design e archineers.berlin, con interni dello Studio Jouin Manku, rivoluziona l’idea stessa di yacht design e si pone come una pietra miliare dello yachting del futuro.

Non era esposto al salone di Monaco. Ma è stata comunque una delle regine dello Yacht Show, ormeggiata com’era nella baia davanti a Port Hercule. Perché Kenshō, l’Admiral di 75 metri varato quest’anno da The Italian Sea Group, è qualcosa di più di uno yacht innovativo. È un vero e proprio pugno nello stomaco al mondo dello yachting e dello yacht design. La dimostrazione tangibile di come cambiare si possa, basta volerlo e saperlo immaginare.

Dopo aver visto decine e decine di yacht alla ricerca di quello ideale, il suo Armatore, che già possedeva uno yacht di 60 metri, si è reso conto che non c’era nulla che soddisfacesse realmente i suoi desideri. Niente che uscisse davvero dai canoni un po’ rigidi cui il mondo dei superyacht ci ha abituato. Occorreva dunque pensare a qualcosa che ridefinisse l’idea stessa di yachting. Per farlo serviva però una squadra d’eccezione. Un mix tra esperienza e creatività che consentisse di andare oltre gli schemi. Oltre naturalmente a un cantiere capace di affrontare con passione e know how la sfida che si sarebbe trovato davanti.


La gestazione di Kenshō è stata piuttosto lunga, ma alla fine il poker d’assi è arrivato. Costruito da The Italian Sea Group, il cantiere che ha fatto delle sfide la sua ragion d’essere; con exterior design di Azure Yacht Design e degli architetti tedeschi di archineers.berlin e con décor interno di Jouin Manku, questi ultimi due alla loro prima esperienza nautica, Kenshō ha avuto la supervisione costante e decisiva del suo Armatore che ha visto i suoi sogni prendere vita.

Che si tratti di uno yacht che rompe ogni schema si percepisce già ad un primo sguardo esterno. L’exterior design è caratterizzato dalla prua rovesciata, dal lungo ponte di prua libero e di ispirazione velica, dalle linee morbide, dai parapetti in vetro che spariscono alla vista e dalla struttura interamente full beam del ponte principale. Per mitigare l’altezza strutturale dello yacht, inoltre, le linee del ponte di poppiero e quelle del sun deck sono state abbassate con curve gentili verso poppa per dare slancio e morbidezza all’insieme. Il risultato finale che si percepisce è quello di un monolite modellato dal mare e dalle onde.


Ma è salendo a bordo che lo stupore raggiunge il suo top. Perché Kenshō è l’esatto contrario di quel che ci si aspetterebbe da uno yacht di 75 metri. È innovativo e fuori dagli schemi, ma è anche intimo, accogliente ed emozionante e suggerisce una nuova filosofia dell’andar per mare. Tanto per cominciare non ci sono saloni o sale da pranzo formali; il mare, o meglio la sua vista e la sua percezione, la fanno da padroni, ma pur essendo in costante contatto con la natura esterna, gli interni danno la sensazione di essere in un bozzolo protetto ed esclusivo. Articolato su tre ponti più il fly, Kenshō ha una layout inusuale, ma straordinario.

Il ponte inferiore, caratterizzato da una grande vetrata di poppa che lascia spaziare la vista verso l’esterno e che in navigazione viene protetta da un portello stagno, accoglie cinque cabine ospiti e una palestra a centro barca, il quartiere equipaggio a prua e mette subito in chiaro che, sopra di lui, le cose sono ben diverse da ciò che ci si potrebbe aspettare. Partendo da una serie di schizzi ad acquerello, Jouin Manku ha infatti disegnato interni che richiamano l’ambiente marino e fondono in modo delicato la filosofia dell’abitare europeo con quella asiatica, usando materiali estremamente preziosi e dando loro una consistenza materica che si percepisce anche visivamente e che è il tratto distintivo di tutto lo yacht. Nelle cabine del ponte inferiore, per esempio, le pareti dietro i testaletto, realizzate da Tessitura Serenza, sono in seta e rappesentano una foglia stilizzata di Ginko Bilboa, che nella cultura asiatica simboleggia la rinascita.

Le maniglie delle porte delle cabine sono in bronzo fuso a forma di corallo e le pareti di tutto il corridoio sono impreziosite da opere d’arte in pelle dell’artista britannica Helen Amy Murray. E questo è solo l’inizio, perché il vero talento creativo di Jouin Manku e le idee lungimiranti dell’Armatore cominciano a prendere corpo più seriamente sul ponte superiore. Quest’ultimo, interamente full beam, è probabilmente l’unico main deck di un megayacht a non avere un salone.

Che ci si trovi a bordo di qualcosa di rivoluzionario è evidente già dal pozzetto esterno che occupa un’area importante ed è arredato con una zona relax con divano oversize fronteggiato da un bar ovale e dispone di un un’area pranzo intima e raccolta sulla sinistra.

Negli interni gli onori di casa spettano alla sala da pranzo che definire tale sarebbe però limitativo. Perché è qualcosa di più: è una zona di conversazione, una biblioteca, una galleria d’arte e una raccolta di ricordi privati. Alle spalle dei due grandi tavoli situati ai lati del camminamento centrale (tavoli che grazie a una movimentazione sliding possono diventare un unico tavolo per 12 persone) ci sono infatti delle vetrine in cui sono stati esposti ricordi personali, manufatti e opere d’arte che riportano ai miti e all’attrazione che i mari hanno esercitato sull’uomo fin dalla notte dei tempi. Un ottimo argomento di conversazione, ma anche un modo diverso di intendere l’abitare a bordo.

Proseguendo verso prua, passate due cabine ospiti in tutto e per tutto simili a quelle del ponte inferiore, ma dotate di finestrature decisamente più ampie, si arriva alla zona armatoriale raggiungibile anche dalla grande scala che, a metà nave, collega tutti i ponti. Articolata in quattro diverse aree collegate tra loro da porte scorrevoli, questa è senza dubbio l’area di Kenshō più intima e privata, quella in cui il genio di Jouin Maku ha dato il meglio di sé e dove la filosofia dell’armatore è più evidente.


Un santuario di tranquillità ed eleganza che comprende soggiorno, camera da letto, spogliatoio e bagno. Nel soggiorno teak e seta si alternano in un susseguirsi di tradizione e ricercatezza che dà vita ad un ambiente di grande effetto. Il teak che incornicia pareti e cielini è ammorbidito dall’uso estensivo della seta usata per i pannelli a soffitto e a parete, questi ultimi resi ancora più caldi da un sapiente uso delle luci. Il soggiorno, arredato con un grande divano dalle forme sinuose posto al centro della stanza, è collegato alla camera da letto da una grande porta scorrevole che è un’opera d’arte firmata da Steaven Richard. Si tratta di pannelli in ottone strutturato, colorati utilizzando un’antica tecnica di patinatura, un processo di riscaldamento e reazioni chimiche. La suite padronale è invece un rifugio zen dove fa bella mostra di sé un grande pannello in seta ricamata a mano che raffigura un paesaggio asiatico sui toni del blu, posto dietro il testaletto. Lo spogliatoio, a sinistra del soggiorno, è un capolavoro di eleganza e ricercatezza. È interamente contornato da armadi pannellati in seta dipinta e ricamata a mano che riproducono un unico, incredibile, paesaggio in stile giapponese. Dispone di una piccola dormeuse al centro e di un vanity sotto la grande finestra.


Il bagno è infine dominato da una grande vasca monolitica in marmo di Carrara realizzata da un unico blocco. «Questa vasca ha una storia interessante», ha spiegato Sanjit Manku durante la nostra visita a bordo, «perché inizialmente doveva essere realizzata in onice proveniente dall’Iran. Avevamo però problemi di approvvigionamento e ci siamo poi resi conto che fare arrivare il marmo dall’Iran era un’assurdità dato che il cantiere Admiral si trova in una delle patrie mondiali del marmo», ha concluso. La ricerca non è stata
semplice perché blocchi di marmo simili sono assai difficili da trovare oggi, ma alla fine la loro costanza è stata premiata. La sapiente lavorazione ha poi reso la vasca morbida come seta e l’ha trasformata in un catalizzatore di emozioni materiche perché passandoci di fianco è impossibile trattenersi dall’accarezzarla.
Salendo sul ponte superiore si incontra quella che è senza dubbio una delle caratteristiche più innovative di Kenshō.

Sull’upper e sul sun deck, da prua a poppa non ci sono infatti ostacoli visivi. Su entrambi i ponti, posizionandosi in un punto qualsiasi della linea mediana dello yacht si vede infatti il mare ad entrambe le estremità dello scafo. Può sembrare una cosa scontata, ma è invece una sensazione incredibile che consente di sentirsi in mezzo al mare anche stando nel corridoio a centro barca. Questo è stato possibile con lo spostamento della pilothouse sul ponte principale e con la scelta di non avere la classica suite armatoriale con vista panoramica a prua. Al suo posto c’è un salone circondato da vetrate a tutta altezza che non solo offre una vista mozzafiato, ma è stato arredato per essere un posto talmente intimo che si aspetterebbe di trovarci un caminetto. Invece dispone di grandi divani circolari movimentabili tramite binari, in modo da poter essere disposti in base alle esigenze e di una grande libreria retroilluminata che scalda l’ambiente. A poppa dell’upper deck è stato ricavato un secondo salottino più intimo.

Ultimo, ma sicuramene non meno importante, è il ponte sole dove al riparo dei grandi montanti del sun deck a forma di conchiglia, sono stati installati un’area pranzo e un grande e monolitico bancone bar a isola che strizza l’occhio alle grandi casse montate sui montanti dei tendalini e lascia intendere come quest’area sia stata pensata anche per feste mozzafiato. Perché nella sua rivoluzione stilistica e filosofica dello yachting Kenshō non si dimentica di essere anche un luogo dove la gente si incontra e si rilassa in compagnia.

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