Il manager stacanovista degli yacht “Il lavoro mi ha dato il successo ma non ho tempo per fare due passi”

Giovanni Costantino, 59 anni, è Fondatore e CEO di The Italian Sea Group, tra i principali produttori mondiali di superyacht, quotato in Borsa a Milano, sede a Marina di Carrara, oltre un miliardo di euro di portafoglio ordini, 295 milioni di ricavi 2022, tra i soci Giorgio Armani che gli ha disegnato il megayacht Admiral 72. Una vita per il lavoro, dice (la versione integrale dell’intervista su lastampa.it), e «un privato in bianco e nero». 

Costantino, che cosa la fa alzare al mattino? A proposito, a che ora si desta?

«Per essere in ufficio alle 6.15, la mia sveglia è alle 4.45-4.50. E capita che ne esca alle 23».

Si alza per?

«Mi alzo per le ragioni che fanno da volano a qualsiasi imprenditore. C’è la spinta iniziale, data dal piacere di fare, di creare qualcosa di significativo, gratificante. Poi, però, quando le aziende diventano importanti per dimensioni, come nel nostro caso, subentra la responsabilità sociale. Non nascondo che qualche mattina mi piacerebbe non alzarmi affatto o magari alzarmi per andare a fare una passeggiata, come fanno tante altre persone. Ma io non riesco a farla. Né il sabato né la domenica, perché lavoro. Quello che mi costringe a questo ritmo vorticoso è la responsabilità verso i miei dipendenti, 620 diretti, più circa 3 mila dell’indotto. E poi c’è la responsabilità morale verso l’armatore che ordina una nostra barca. Così gli impegni sono sempre più penetranti e spazzano in maniera arrogante qualsiasi altra possibilità di vita».

Come è la sua vita? Positiva?

«Ho una vita professionale positiva, ma per il resto anche abbastanza sterile».

È soddisfatto? Ha rimpianti?

«Sono soddisfatto, ma tutti coloro che fanno una vita intensa qualche rimpianto ce l’hanno. Ed io ne ho più d’uno: sia sotto il profilo familiare sia personale. Non sono uno sportivo, sono un religioso ma che non riesce a frequentare, mi piacerebbe fare tantissime cose che non riesco a fare… Dunque, sono soddisfatto della mia vita professionale, ma vivo una vita privata in bianco e nero».

Si chiede: “Ne vale la pena”?

«Sono alle porte dei 60 anni, queste riflessioni sono già avvenute. È un’età in cui hai perso il desiderio di cambiare vita. Vai avanti così, non perché qualcuno ha deciso per te, ma perché è la tua “mission”».

Non si dice mai: “Arrivo fin lì, ho i soldi, mollo”?

«Ne ho avuto la possibilità molti anni addietro. Avrei potuto vivere così da gran nababbo. Se non l’ho scelto a 40 anni (è stato un manager Natuzzi, ndr), figuriamoci ora». Si vede in pensione? «Se dovessi uscire dall’azienda sarebbe come accompagnarmi alla morte. Come si può?»

di Fabio Pozzo